Le storie si ripetono. Anche Giambattista Vico si rivolta, sconvolto, nella tomba. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» (Tancredi, nipote del principe di Salina).
Questo legislatore non conosce le ragioni che portarono nel 2008 al terzo decreto correttivo. Se l'art. 105 deve ora essere interpretato alla lettera (come sembra dovuto), senza distinguere fra subappalto qualificatorio ed esecutivo (come sarebbe auspicabile), le imprese saranno obbligate di fatto a costituire più spesso raggruppamenti verticali ovvero a far ricorso (dove possibile) all'avvalimento. Scelta politicamente voluta, cioè gattopardesca, o soltanto di goffa ignorantia legis in senso soggettivo?
