Gira e rigira si torna sempre sui luoghi comuni. Strano però questo connubio ANCI-ANCE sulla richiesta di localismo per gli affidamenti di appalti pubblici.
Si può capire Di Maio quando parla di “appalti a chilometro zero”, dovendo il medesimo rincorrere l’alleato sullo stesso piano. Il localismo piace, poi però è impossibile stare dalla parte di chi non vuole fare le infrastrutture e su questo stracciarsi le vesti.
Chissà cosa pensa il Dott. Cantone di questo ritorno di fiamma, lui che giustamente ha stoppato in questi giorni la clausola della presa-visione richiesta in sede di presentazione di manifestazione di interesse?
Il fatto è che certo jus condendum è già contrario ai principi costituzionali. E quanto all’U.E., finché ci stiamo dentro, le regole sono quelle della tutela assoluta della concorrenza, anche per importi inferiori alla soglia comunitaria. Non è questione di tecnocrazia, è questione di regole di garanzia per qualsiasi operatore economico di poter partecipare a una commessa pubblica e alla pari con tutti gli altri.
La sceneggiata durerà un paio d’anni, ma intanto sarà che “chi ha avuto ha avuto ha avuto”.
«Proposta: per i lavori fino a 40.000 euro: favorire l’applicazione della disposizione sull’affidamento diretto; per i lavori sopra i 40.000 euro e fino a 150.000 euro: RUP sceglie liberamente gli invitati, anche attraverso criteri che favoriscono l’imprenditoria locale, sempre nel rispetto del principio di rotazione degli inviti; per i lavori sopra i 150.000 euro e fino a 500.000 euro: il RUP utilizza un meccanismo di “sorteggio pubblico qualificato”, che preveda di riservare il 50% degli inviti alle imprese “locali” idoneamente qualificate e che hanno manifestato interesse, ed il restante 50% a tutte le altre imprese che hanno manifestato interesse, sempre idoneamente qualificate» (dal documento comune).
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