ACCESSO (SENTENZA 3 SETTEMBRE 2019)

La quarta in graduatoria è legittimata ad impugnare gli esiti della graduatoria ed ha quindi pieno diritto di accesso. Le ragioni.


«La domanda di accesso ai documenti è fondata e merita accoglimento.

Essa infatti, ancorché proposta unitamente alla domanda principale, mantiene la propria autonomia processuale. Pertanto, anche quando si faccia valere il diritto di accesso per esigenze defensionali, è precluso al giudice valutare, ai fini dell’ammissibilità e fondatezza della domanda di accesso, il merito della pretesa giudiziale cui essa è collegata, dovendo il giudice limitarsi unicamente ad apprezzare, in astratto, che sussista il collegamento tra l’atto oggetto della richiesta di accesso e la situazione soggettiva da tutelare. (cfr. ex multis Cons. Stato 13.4.2016, n. 1435).

Nel caso di specie, la strumentalità delle richieste di accesso rispetto alla impugnazione degli atti di gara appare sussistente, in quanto la ricorrente ha partecipato alla procedura di gara e, anche se si è classificata quarta, è comunque legittimata ad impugnare gli esiti della graduatoria con riferimento a tutte e tre le ditte che hanno ottenuto un punteggio superiore al suo, al fine di ottenere essa stessa l’aggiudicazione.

Essa è pertanto titolare di un interesse diretto, attuale e concreto.

(…)

Per quanto attiene in particolare agli atti della verifica di anomalia, non vi è dubbio che essi debbano essere ostesi alla ricorrente, con facoltà di estrarne propria, trattandosi di atti di gara.

Per quanto riguarda il bilanciamento tra le esigenze di riservatezza opposte dalle controinteressate circa l’accesso alle loro offerte tecniche, ritiene il Collegio che non possa farsi applicazione del parametro della “stretta indispensabilità”, che si applica solo in caso di esigenze di riservatezza relative a interessi sensibilissimi, quale quello della salute o della vita privata. Nel caso in esame, invece, la sussistenza di esigenze defensionali giustifica di per sé il sacrificio delle esigenze di riservatezza opposte dalle controinteressate, esigenze che peraltro non risultano essere state adeguatamente documentate o specificate nei rispettivi atti di opposizione.

Deve pertanto disporsi, con sentenza parziale, l’annullamento dei dinieghi parziali di accesso impugnati e deve essere accertato il diritto del ricorrente all’accesso agli atti richiesti» (T.A.R. Lazio, Roma, II-ter, 3 settembre 2019, n. 10689).

 

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